lunedì 3 novembre 2008

Il Drago e la Montagna



  • "Il Drago e la montagna" Forte di Fenestrelle - Provincia di Torino
  • Gruppo di progettazione: Atelier di architectura - Torino *
  • Agosto 2008

Descrizione dell’intervento da realizzare

L’idea prevede una connessione tra la Ridotta e il forte utilizzando dei “tagli” a guisa di bastione che, seguendo il naturale declivio della montagna, raccordano e integrano un percorso a scale mobili che collega l’ingresso del forte alla Ridotta.
La scelta delle scale mobili, secondo noi, è preferibile ad ascensori inclinati, perché permette di vincere il dislivello senza rinunciare al percorso in pineta che, come nel cammino, è un’esperienza personale che avvicina non soltanto alla meta ma anche alla natura circostante. Non necessita di personale di ausilio, non richiede tempi morti di attesa e può essere effettuata con gradualità guadagnando la meta secondo le esigenze di ciascuno. Dal punto di vista tecnico, l’installazione di un impianto a scale mobili esterno è già stato collaudato e sperimentato sia a Barcellona che a Toledo che a Perugia.
A continuare il segno dei bastioni, un’area attrezzata che integra e potenzia il parcheggio esistente collegandolo con un percorso pedonale che, disegnando “la coda del drago” permette di percorrere in sicurezza la distanza che separa il parcheggio dalla Ridotta (e da lì al Forte) seguendo un itinerario affacciato sul Chisone e proponendo un “segno” che, pur integrandosi alla morfologia del luogo, si caratterizza fortemente lungo l’asse viario rendendo l’appuntamento col forte di Fenestrelle importante e significativo. Dal punto di vista dell’automobilista che percorre la statale verso il Sestriere, l’impatto con il forte si caratterizza con un ingresso “in galleria” che richiama il passaggio obbligato originario della ridotta rivisitato e connesso al forte tramite la “coda del drago” che si rivela in tutta la sua sinuosità scendendo da Fenestrelle verso valle. Dal punto di vista strutturale, l’idea si serve della lamiera cortèn (acciaio strutturale di derivazione navale) utilizzato al naturale coperto cioè di quella patina protettiva di ruggine che ne preserva le caratteristiche strutturali nel tempo. A livello di impatto ambientale, la naturalità del materiale si integra nel territorio con carattere e leggerezza integrandosi nel contesto “facendo paesaggio”. Un po’ come tutto il forte.
Risolto il collegamento dell’ingresso al forte con le infrastrutture esistenti, la descrizione si sofferma sulla Ridotta, il tema centrale del concorso e fulcro del progetto. L’idea parte dalla consapevolezza di intervenire su un oggetto storico di grande impatto emozionale che, mutilato, evoca immagini che si perdono nel confine tra memoria e leggenda.
Ricostruire cercando di riportare l’oggetto alle origini o “aggiungere” consapevolmente nuovi elementi figli del proprio tempo è il classico dilemma di chi interviene sul patrimonio costruito. In questo caso specifico, ci è sembrato interessante battere la strada “della favola” quella, cioè, che mantiene l’oggetto diroccato lasciandogli quell’aura fantastica suggerendo, tra tanti miti e leggende, la storia della coda del drago che ben si inserisce nel contesto culturale delle valli alpine.
Dal punto di vista architettonico, si prevede di lasciare a vista la struttura esistente ricostruendo le antiche stanze in cristallo che ridefiniscono lo spazio senza il volume attorno.
Il vuoto “non ricostruito” viene utilizzato per il passaggio degli impianti tecnici che rimangono parzialmente a vista.
Illustrazione delle ragioni della soluzione prescelta sotto il profilo funzionale
La localizzazione della biglietteria e dei locali accessori al forte è strategica perché crea un collegamento ai parcheggi ed alla strada non solamente “fisico” ma anche “psicologico” e non troppo impegnativo. In breve è pensato un po’ come “l’assaggio” di ciò che è possibile trovare al primo livello del forte. Una specie di “Autogrill” dove fare sosta rientrando dalle piste da sci nel quale è però possibile senza troppo impiego di tempo fare “piccole esperienze del gusto per mettere sul gusto”. Si tratta di un locale a spiccata vocazione commerciale pensato per rilanciare e nello stesso tempo preservare l’integrità del forte vero e proprio. In pratica, risolvendo a questa quota il traffico veicolare si libera di fatto una buona parte di territorio che potrebbe essere ridisegnato come percorso alternativo per raggiungere il forte facendo trekking.
Problematiche connesse alla prefattibilità ambientale e alla situazione complessiva della zona
La posizione, se da un lato favorisce un inserimento che dialoga con il paesaggio quasi a diventarne parte, dall’altro pone problemi tecnici e logistici interessanti. Per questo motivo si è scelto di privilegiare tecniche di costruzione che prediligono lavorazioni in fabbrica lasciando al cantiere solo più le ultime fasi di montaggio. La fase più delicata dal punto di vista ambientale è sicuramente quella del secondo lotto che prevede l’allestimento di un’area di cantiere all’interno di un bosco. Per ridurre al minimo l’impatto ambientale durante le fasi di costruzione si ritiene interessante la soluzione che, a partire dall’ingresso del forte, utilizza i bastioni mano a mano che si scende come “area di cantiere” del livello successivo. Le scale mobili sono state progettate secondo un percorso che riduce al minimo sbancamenti e riporti adattandolo al natural declivio della montagna.
Finalità dell’intervento
Vetrina, balconata, punto di osservazione, di sosta, di promozione e di cultura. Un segno che vuole legare il gusto al territorio, difendere l’unicità e la tipicità dei prodotti non più divisi ma condivisi.
Anche l’idea di riconsegnare il complesso ai militari è pensato come atto di coerenza storica, filosoficamente corretto e in linea con gli obiettivi di far rivivere il Forte senza farlo diventare obbligatoriamente un museo.
Se il luogo è stato scelto – a ragione - per la sua valenza strategica, oggi la frontiera (non più geografica) diventa assoluta: il gusto. E il carattere difensivo dell’opera un augurio: difendere la grande ricchezza dei nostri territori e promuovere la cultura della biodiversità .

domenica 15 giugno 2008

Palazzo LOMELLINI


DESCRIZIONE ELEBORAZIONE CREATIVA:

Il progetto grafico da me sviluppato a preso le mosse dalla sintesi grafica di alcuni elementi architettonici che caratterizzano il palazzo Lomellini fusi alle key words.
Innanzi tutto la volontà è di tenere un segno che ricordi lo skiline del palazzo e non un segno particolarmente minimalista e astratto bello da vedere ma decontestualizzato, sfruttabile per qualsiasi concorso.
Gli elementi grafici che ho voluto enfatizzare sono la torre campanaria nella parte alta del logo e il porticato a tre arcate nella parte bassa unite da una texture di cerchi, sintesi della modularità del mattone di facciata.
La mia idea è quella di dare una forma tridimensionale al logo, una sorta di “totem” interattivo, che permetta ai fruitori di dialogare in modo diretto e creativo con il nuovo simbolo di Palazzo Lomellini. Un gioco fatto di pixel e lettere da scomporre e ricomporre, come un “Mastermind”.

venerdì 23 maggio 2008

Fuori dal tunnel





Tavola del concorso
  • "Fuori dal Tunnel" A32 Torino - Bardonecchia
  • Gruppo di progettazione: Atelier di architectura - Torino *
  • Maggio 2008
  • MENZIONE

OGGETTO

Scopo del presente Concorso è individuare soluzioni che consentano una mitigazione degli elementi visivi, ambientali ed estetici del tratto finale dell'A32 Torino - Bardonecchia, al fine di migliorarne l'inserimento nel contesto paesaggistico e naturale.

IL PROGETTO

Si è deciso di intervenire sull’area relativa al viadotto Bardonecchia, dal km 71,595 al km 71,891.
I problemi immediatamente più evidenti sono il forte impatto visivo del manufatto sull’ambiente alpino in cui è inserito, sia dal punto di vista paesaggistico, sia dal punto di vista di qualità della vita.
Oltre a costituire infatti un elemento estraneo nel contesto ambientale, il viadotto determina forte inquinamento acustico, atmosferico e luminoso. Nella realizzazione del progetto, pertanto, particolare attenzione viene posta sia al miglioramento del cono visivo del viadottod alla Via Medail, sia alla mitigazione o al controllo degli altri fattori di disturbo. Data l’imponenza e la struttura fortemente impattante del viadotto, il gruppo ne propone la valorizzazione, tentando di renderlo fruibile e dando una connotazione decisamente alternativa a ciò che allo stato attuale rappresenta una deturpazione del paesaggio circostante. L’obiettivo infatti non è quello dimascherare con diverse metodologie(es.vegetazione di muri verdi,boschi verticali…)i piloni costituenti il viadotto, bensì utilizzarli e renderli eventualmente ulteriore fonte di reddito per l’ente proprietario.

* Atelier di Architectura: Sergio Deserti, Stefano Dughera arch., Silvia Crida, Mahela Bonomo, Stefano Roletto.

Pino Torinese


Tavola del concorso

  • Riqualificazione ed arredo piazzale antistante il Comune e ristrutturazione urbanistica di un area del concentrico
  • Gruppo di progettazione: Atelier di architectura - Torino *
  • Marzo 2008

Indicazioni preliminari



* Atelier di Architectura: Sergio Deserti, Stefano Dughera arch., Paolo Dughera arch., Stefania Pennazio ing., Stefano Roletto

mercoledì 21 maggio 2008

Digital Camera Magazine


Digital Camera Magazine - giugno 2008
Missione BIANCO
Pubblicazione foto: Volo
"C'os'è il bianco: l'assenza di colore o la somma si tutti i colori? Il tema deve avervi affascinato perchè la quantità di foto è stata elevata: sono giunte in redazione oltre 150 ottime immagini. Ne abbiamo dovute scegliere solo una decina."

lunedì 10 marzo 2008

Castello di INTROD

Logo Catello Introd - Bozza di studio

  • Progettazione e realizzazione di allestimento e grafica per il Castello di Introd -Aosta-
  • Gruppo di progettazione: Yvette Comè geom., Michele Ricupero arch., Stefano Roletto
  • Febbreio 2007

Descrizione dell'intervento

L’intervento proposto consiste nel conferire alla cappella del Santo Sudario l’importanza del nuovo fulcro di accoglienza e smistamento dei potenziali fruitori della mostra fotografica e del castello di Introd.
Al fine di soddisfare le esigenze nascenti da questa nuova attività fruitiva si è pensato fosse necessaria l’adozione di un totem che richiamasse l’attenzione dei passanti sull’edificio a cui è stato attribuito il compito di ricevere, istruire, interessare ed indirizzare il fruitore verso una corretta percezione del castello e delle sue rappresentazioni.
Lo spazio di accoglienza/esposizione è stato concepito in modo da poter essere, nei limiti di spesa imposti dall’avviso di istruttoria, funzionale, esteticamente apprezzabile ed ugualmente rispettoso della preesistente cappella. Infatti, l’intervento proposto, non danneggia in alcun modo né la pavimentazione lignea né il paramento murario proponendo strutture provvisionali semplicemente appoggiate sul pavimento.
L’idea progettuale di indirizzo consiste nell’adozione di un allestimento capace di potersi agevolmente modificare nel tempo per adattarsi alle eventuali integrazioni rappresentative che potranno essere necessarie in itinere.

lunedì 7 gennaio 2008

Riva Presso Chieri - Torino

Tavola del concorso

  • Riqualificazione della piazza antistante palazzo Grosso. Riva Presso Chieri - Torino
  • Gruppo di progettazione: Atelier di architectura - Torino *
  • Giugno 2006

Indicazioni preliminari
L’area interessata dall’intervento parte da piazza Parrocchia, prosegue per via Gardezzana fino all’incrocio con via Baudo, coinvolge il cortile dell’ex cascina Gardezzana e, passando per piazza III millennio, prosegue su via Teofilo Rossi di Montelera, via Confraternita e converge nuovamente su piazza Parrocchia.
Stato di fatto
Attualmente reputiamo di essere di fronte ad una serie di “episodi” di indubbio valore, localizzati però in un contesto privo di connessioni.
Dal punto di vista urbanistico, l’area risulta “squilibrata” verso via Vittorio Veneto che, resa aulica con una pavimentazione di pregio, sposta il baricentro dal centro storico alla via in porfido. Se tutto ciò “scarica” l’area in oggetto da una percorrenza di passaggio - sostituita con una di “passeggio” - dall’altra rende il “salotto buono di Riva” un tesoro nascosto.
Descrizione dell’intervento
L’intervento proposto prevede, una volta definita l’area, una serie di connessioni atte a valorizzare e riequilibrare il patrimonio esistente.
Per prima cosa ci siamo preoccupati di “pulire” l’area.
In seconda battuta siamo passati al problema della viabilità che proponiamo di risolvere senza particolari prescrizioni o divieti ma, semplicemente, con dissuasori che, nel caso dell’area prospiciente palazzo Grosso, sono a nostro avviso, piuttosto convincenti.
Si propone di adibire a parcheggio l’aia della cascina Gardezzana (ombreggiata da un “arbrera” – elemento tipico della cultura e del paesaggio della pianura piemontese nonché investimento a medio termine per l’Amministrazione e, fino agli anni scorsi, “sponsorizzata” dalla Regione nell’ambito dei piani di rimboschimento), eventualmente estendibile su piazzale III millennio.
La proposta parte dalla pavimentazione, studiata secondo una simulazione tridimensionale e giocata su fughe prospettiche per guidare l’occhio su elementi di pregio e per creare le “connessioni” che, nello stato di fatto, latitano. Lette in quest’ottica, assumono significato i tagli convergenti e contrapposti del prato e dell’acqua, la pavimentazione di via Teofilo Rossi di Montelera, la “piazzetta” della confraternita e la piazza del Comune. Episodi, ognuno dei quali trattato secondo criteri differenti, seppur conformi. La scelta dei materiali parte dalla considerazione di metter in relazione due realtà (la piazza della chiesa in cotto e via Vittorio in porfido) distanti e apparentemente incompatibili. La pietra di Luserna ci è piaciuta subito, sia per valenza storica che per levatura culturale (e paesaggistica): si abbina con eleganza al cotto della piazza della chiesa e dialoga con il porfido di via Vittorio Veneto. Con la Luserna viene abbinato un acciottolato a tre cromìe (grigio, nero e porfido). Tutti materiali “storici” usati, però, secondo un taglio grafico di gusto attuale, per svelare così la nostra proposta filosofica di intervento in contesti storici: quella, cioè, che vuole materiali nuovi utilizzati secondo linee storiche e materiali storici usati con tagli moderni.
Così il campo, proposto come elemento di intersezione, una sorta di taglio aperto sulla terra che ritorna campagna e che si ricollega all’intorno… un elemento di sorpresa, senza dubbio, ma ordinario, variabile nel corso delle stagioni: vivo. Se si vuole, un pezzo di campagna incuneato nel tessuto costruito, quasi che fosse una sorta di “ritrovamento archeologico” sotto il manto d’asfalto. Senza dubbio l’impatto della facciata di palazzo Grosso vista dalla piazza, strizza l’occhio ai giardini ben più nobili della “corona di delizie” e rende questo spazio nuovo, moderno, fotogenico... emergente.
Per quanto riguarda l’acqua, è stata pensata come un vero e proprio specchio nel quale riflettere, a seconda dei punti di vista, la torre campanaria o la facciata di palazzo Grosso. L’idea è quella di una vasca a raso con il fondo in ghiaia e un velo d’acqua (2-4 cm) in modo da dare un effetto compiuto anche quando l’acqua non c’è.

* Atelier di Architectura: Sergio Deserti, Stefano Dughera arch., Paolo Dughera arch., Stefania Pennazio ing., Stefano Roletto

domenica 6 gennaio 2008

Maschere di carnevale

Cerimonia di chiusura Torino 2006
Maschera del carnevale del Viareggio

Francesco Menzera propone un Concorso di fotografia Maschere di Carnevale che premierà la foto più originale tra quelle proposte. Il tema è una fotografia di maschere carnevalesche, siano esse ritratti o figure intere, singoli o gruppi di maschere.

Le città invivibili

Cuba 2005 - Habana

  • Le città invivibili
  • Minolta Dimage Z1
  • Gennaio 2006

Il tema

"Che cos'è oggi la città per noi? Penso di aver scritto qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città".

Così esordiva Calvino in una conferenza tenuta a New York nel 1983 sul suo libro "Le città invisibili" e da questa considerazione ("sempre più difficile viverle come città") e in omaggio al grande scrittore italiano, hanno deciso di proporre il tema "Le città invivibili".Invivibili per tutti, uomini, donne, bambini, anziani, abili e non abili, ed anche a questi ultimi è diretto il tema del concorso: un tema di ampio respiro, ma col preciso intento di mostrare le città invivibili e la voglia di viverci ugualmente.

U2 Tower - Dublin

Acquerello - Bozza di studio

Progetto per la realizzazione di un edificio che accolga gli studios per la nota band irlandese degli U2, che sia al tempo stesso un segno di identificazione visibile da lontano, una sorta di «stele urbana». L'edificio, che sorgerà nella zona delle Docklands di Dublino sarà occupato nei primi due piani da ristoranti, clubs, uffici e residenze. Gli ultimi due piani invece, saranno destinati agli studi di registrazione e agli alloggi di Bono e compagni. L'intera struttura non dovrà superare i 60 m d'altezza e la sua superficie dovrà essere compresa tra i 9.500 e 12.500 mq.

* Atelier di architettura: Stefano Dughera arch., Paolo Dughera arch., Michele Ricupero arch., Stefano Roletto

Emozionando

Cuba 2005 - Habana
  • Emozionando
  • Minolta Dimage z1
  • Dicembre 2005
  • Foto di Daniela V.
  • Elelaborazione grafica Digitus
Concorso organizzato da Francesco Menzera, aperto a tutti i fotoamatori e professionisti.
Il tema è una fotografia di due o più persone, che riesca a comunicare lo stato d'animo dei soggetti, la loro gioia o tristezza, in una parola sola la foto dovrà....emozionare.